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domenica, 27 gennaio 2008
Nel giorno della memoria

C'era una volta, più di tremila anni fa, un tale di nome Mosè.
 

 

Il suo Dio "Signore degli eserciti" gli affidò il compito di condurre il suo popolo fuori dall'Egitto, dove viveva schiavo, verso la terra di Caanan, la "Terra Promessa", che però non era disabitata, infatti ci vivevano i Cananei, i Filistei, i Moabiti, gli Elamiti e tante altre genti.
Per la precisione, la stirpe di Giacobbe non era stata fatta schiava dagli egiziani, ma si era spostata in Egitto, sua sponte, alcuni secoli prima a causa di una carestia che colpì le terre che abitavano prima.
 
 

 

Mosè condusse il suo popolo per 40 anni nel deserto del Sinai, toccò al suo successore Giosuè conquistare la terra promessa, con l'aiuto del Signore degli Eserciti, mettendo a ferro e fuoco tutte le città della Cananea, passando a fil di spada uomini, donne, vecchi e bambini.
La gloria di Israele durò solo pochi secoli, pochi ma intensi, fin quando Nabucodonosor non sconfisse le schiere del signore degli eserciti, deportando le dodici tribù in terra di Babilonia.
Dall'esilio ritornarono poi, grazie all'editto di Ciro, solo due tribù, quella di Giuda e quella di Beniamino, che dovettero tuttavia sottostare nell'ordine alla dominazione Persiana, a quella Macedone ed infine a quella Romana. 
 
Nel 72 dopo Cristo, i romani si stancarono di questo popolo riottoso, ribelle e rompicoglioni, soppressero nel sangue l'ennesima rivolta e dispersero quel che restava della stirpe di Giacobbe per il mondo allora conosciuto, la famosa Diaspora degli Ebrei.
Qualunque popolo di fronte ad un evento del genere sarebbe scomparso, finendo per amalgamarsi con le altre genti attorno, perdendo la propria identità; gli ebrei no! Riuscirono nei secoli a mantenersi Popolo, grazie ad un retaggio culturale e religioso davvero unico.
 

 

Col cristianizzarsi del mondo, subirono anche l’antipatia di coloro che ritenevano in qualche modo gli ebrei responsabili della morte di Cristo.
Nei secoli a venire, gli ebrei avendo perso un’identità nazionale territoriale, rivolsero la loro naturale volontà di potenza verso il più subdolo, ma no per questo meno importante, mondo del potere economico.
I secoli passarono, e si giunse ai tempi nostri, quando fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 un rigurgito di antisemitismo in tutta Europa, spinse gli ebrei verso il nuovo mondo, dove grazie alle innate capacità per gli affari si inserirono alla grande nel ricco mondo finanziario degli Stati Uniti. Dopo la prima guerra mondiale, e la conseguente caduta dell’impero Ottomano, alcuni gruppi si spostarono in Palestina, che nel frattempo era diventata protettorato inglese, acquistando alcune terre dagli arabi palestinesi.
 
 

 

 

Con il nazismo ci fu il tentativo folle di Hitler di liberarsi di questo popolo che considerava rivale nel dominio del mondo, con lo spaventoso olocausto di milioni di ebrei innocenti.
Alla fine Hitler perse la guerra,e gli ebrei sopravvissuti alla spaventosa esperienza della Shoah decisero che era venuto il tempo di tornare nella terra promessa e di avere di nuovo uno stato nazionale, cosa che ebbe il beneplacito della comunità internazionale, che si sentiva, anche se non direttamente, in qualche modo colpevole.
Tuttavia c’era un problema, come già ai tempi di Giosuè, la Palestina non era disabitata, ma da qualche parte ‘sti Ebrei avevano diritto di andare, e dove se non in quella che più duemila anni fa era stata la loro patria?
-Ma lì ci stanno già i palestinesi- obbiettò qualcuno, ma la neonata Unione delle nazioni pensò: - Chi se ne fotte di quei quattro straccioni di arabi, che si stringano un po’- e decisero che ci avrebbe pensato l’Inghilterra a far si che si creassero due stati.
 

 

Così nel 1948, con il beneplacito della comunità internazionale e l’appoggio economico degli Ebrei statunitensi, alla guida di David Ben Gurion, la stirpe di Giacobbe tornò alla conquista della terra promessa, ma anziché chiedere ai palestinesi di stringersi un po’, pensarono bene di cacciarne più di 500.000. Gli inglesi, che avrebbero dovuto gestire la situazione, come e peggio di Ponzio Pilato se ne lavarono le mani, costringendo un intero popolo, ormai da sessant’anni, alla disperazione.
 
E inutile che mi dilunghi sulla recente storia dello stato di Israele, sarebbe dovere di ognuno di noi conoscere bene la storia dei giorni nostri, quello che vorrei ribadire però è che trovo profondamente ingiusto che a pagare il prezzo più grande per l’olocausto sia stato un popolo che nulla aveva a che fare con quello che è successo in Europa durante la seconda guerra mondiale, e penso anche che, per quanto sia giusto e doveroso non perdere la memoria di certi avvenimenti, sia da ipocriti festeggiare il giorno della memoria e chiudere sempre gli occhi sull’olocausto, forse più lento ma non per questo meno ignobile, che ogni giorno subiscono migliaia di palestinesi nel lager di Gaza.

 
Il mondo occidentale, schierandosi a favore di Israele, ha sempre dato una versione di parte di ciò che accade in “terra santa”, tant’è che se si chiede in giro, a chi non conosce la storia, chi siano i palestinesi, tutti son pronti ad identificarli come terroristi o kamikaze, dimenticando che si tratta di gente come noi, che da sessant’anni subisce un ingiustizia atroce, e la cosa più incredibile è che la subisce proprio da un popolo che conosce bene cosa è la sofferenza!
 
 
 
 

Postato da: Kappadue72 a 13:19 | link | commenti (5)
palestina, ebrei, shoah